I figli del capitano

Death of an electric citizen, la traccia che apre Wasa Wasa, album d’esordio della Edgar Broughton Band non lascia dubbi su quanto sia importante l’impronta di Cpt. Beefheart sul sound del trio inglese. Una fonte d’ispirazione che sarà omaggiata anche nella strano medley di Apache drop-out dove fonderanno il pezzo degli Shadows con quello della Magic Band di Beefheart.

Quella dell’Edgar Broughton Band è un hard-blues tiratissimo che fa da tappeto a testi esplicitamente politicizzati e che costituiscono la vera forza motrice del gruppo: infatti esaurita quella, i loro dischi non avranno da dire poi molto di più.

Con Deviants, Pink Fairies, Third World War costituiranno quel nocciolo duro dell’underground britannico dei primi anni settanta che farà proprie le istanze di quella classe operaia che seppure per l’ennesima volta non vedrà il paradiso farà da apripista per i futuri punkrockers.

La meditazione elettronica (Ohr Records #2)

L’esordio dei Tangerine Dream è tanto esplosivo che il terzetto autore di Electronic Meditation (1970, Ohr Records) si disgregherà subito dopo.  La sigla sociale rimarrà al chitarrista e organista Edgar Froese che virerà su territori sempre più cosmici (e in seguito di pessima ed evitabilissima elettronica) mentre Conrad Schnitzler (violino e violoncello)  e Klaus Schulze, qui ancora dietro alla batteria e non ancora alle prese col sintetizzatore di cui diventerà uno dei massimi esecutori continueranno, ognuno per proprio conto, le loro sperimentazioni sonore in quel filone aureo che è il krautrock.

In questo primo album c’è ancora una selvatichezza rock che sarà poi progressivamente abbandonata a favore di un suono sempre più liquido e siderale ma meno umano e per questo più difficile da amare.

Crogiolo di suoni

« Sheffield, I suppose, could justly claim to be called the ugliest town in the Old World. »

Così scriveva George Orwell di Sheffield, anonima città dello Yorkshire che durante la Rivoluzione Industriale vide decuplicata la sua popolazione per via dello sviluppo delle acciaierie: qui sono stati inventati il crogiolo e l’acciaio inossidabile. E tra i disoccupati delle acciaierie Sheffield si svilupperà, oltre un secolo dopo, la trama del fortunato film Full Monty.

E proprio Sheffield è stata sul finire degli anni settanta il crogiolo in cui sono nate importanti realtà della musica industrial come i Cabaret Voltaire e i Clock DVA di Adi Newton. Questi ultimi esordiscono nel 1980 con White souls in black suits, una raccolta di jam psichedeliche che alla mancanza del sole californiano sopperiscono con le scorie incandescenti e acuminate dell’altoforno.

Abbattere l’asilo della realtà

Rip Rig & Panic è tra le migliori prove del polistrumentista Rahsaan Roland Kirk registrato nel 1965 con Jaki Byard al piano, Richard Davis, reduce da Out of lunch! di Dolphy e che parteciperà tre anni dopo alle registrazioni di Astral Weeks di Van Morrison, al contrabbasso ed Elvin Jones, fido compare di Coltrane, alla batteria.
Kirk era diventato cieco in seguito a una dose eccessiva di medicinali somministratagli da un’infermiera sbadata. Si fidava dei sogni e fu in seguito a un sogno che cominciò a suonare sul palco anche tre strumenti contemporaneamente! Famoso anche per l’impegno politico che portava avanti in salaci monologhi durante i suoi concerti non si arrese neppure quando un’emorragia cerebrale lo lasciò semiparalizzato: modificò i suoi strumenti e tirò avanti ancora un paio di anni prima che un secondo ictus lo uccidesse alla fine di un concerto nel 1977.
Nel 1981, Gareth Sager e Bruce Smith del Pop Group insieme a Sean Oliver, Mark Springer e la cantante Neneh Cherry (figliastra del trombettista Don Cherry) fondarono i Rip Rig & Panic chiamati così proprio in onore di Kirk. I loro dischi God (1981) e I am cold (1982) sono un ottimo esempio di quel free jazz punk inglese tanto inviso al nostro Franco Battiato in cerca di centri di gravità permanente.

Di guru ne servono due (Ohr Records #1)

Piove elettricità, anzi grandina, dal disco d’esordio del trio tedesco dei Guru Guru. UFO, tra le primissime uscite della Ohr, la benemerita etichetta tedesca con l’orecchio sulla label, è la pietra d’angolo, acuminatissima, della loro scarna produzione. Lontani dalle coeve derive cosmiche i protagonisti di cotanta potenza sono Aix Genrich alla chitarra, Uli Trepte al basso, Mani Neumeier alla batteria.

L’aspirante suicida

Le cronache narrano che nelle intenzioni questo disco doveva essere il primo degli Oxbow e il testamento di Eugene S. Robinson, ex pugile e cantante della succitata band di San Francisco, aspirante suicida.

Per sua e nostra fortuna il gigantesco Eugene, che sul palco gigioneggia in mutande, non ha mantenuto l’originale proposito e ha sfornato con parsimonia altri dischi (sette dall’esordio nel lontano 1989) tutti da ascoltare dove. Il vocione soffertamente blues di Robinson è accompagnato da ritmiche ora blues, ora jazz, ma sempre pronte a deragliare in territori noise.

Chiedi alla ruggine

I Rodan ressero un solo album prima di disintegrarsi. Ma come in certe reazioni nucleari incontrollate l’energia liberata fu di portata terrificante: dai resti dei Rodan sono partite le avventure sonore di June of ’44, Shipping News, Rachel’s, Sonora Pine. Un math-rock, quello del quartetto di Louisville, Kentucky, nel solco degli Slint ma con tanta rabbia in corpo in più.

 

La breve stagione di una gioventù colossale

Gli Young Marble Giants durarono il tempo di un disco e una manciata di singoli. L’unico LP Colossal Youth, uscito nel 1980 per la Rough Trade, è composto da brevi brani caratterizzati dalla voce glaciale di Alison Statton, l’organo di Stuart Moxham e il basso del fratello Philip. La batteria elettronica e la quasi assenza della chitarra conferiscono al disco quel tipo di sound che sarà caratteristico del post-punk.

L’oro blu

“Sputi” è un estemporaneo ma perfettamente riuscito episodio musicale di Marco Paolini e del suo “teatro civile”.  Accompagnato dai Mercanti di Liquore il disco era nato attorno a un nucleo di tre pezzi, ‘Due parti di idrogeno per una d’ossigeno’, ‘Regola acquea’, ‘Mare Adriatico’, dedicati alla difesa dell’acqua, l’oro blu costantemente minacciato da chi vorrebbe arrogarsene la proprietà. A questa  manciata di brani finirono per sommarsi pezzi antimilitaristi originali o estrapolati da testi di Erri De Luca, Gianni Rodari, Mario Rigoni  Stern. Ed altri tratti dai Canti Orfici di Dino Campana e dalle opere di Biagio Marin, Giacomo Noventa, Ernesto Calzavara.

Ascensione agli inferi

Fare musica d’avanguardia usando gli strumenti del rock. Questa è stata la missione di Glenn Branca, musicista americano, cattivo allievo dei padri del minimalismo tanto da essere etichettato come fascista da John Cage!

Incurante delle critiche Branca ha esplorato a lungo le mille possibilità di estorcere suoni alle chitarre elettriche lavorando su improbabili accordature e scordature sin dall’esordio discografico sulla lunga distanza di The Ascension, nel 1981 con un sestetto composto da Ned Sublette, David Rosenbloom, Lee Ranaldo dei Sonic Youth e lo stesso Branca alle chitarre, Jeffrey Glenn al basso e Stephan Wischerth alla batteria.