La foresta non più vergine

Il bolso Bolsonaro, presidente brasiliano ha affermato che l’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità ma solo del Brasile. Mi indigna l’incapacità di andare oltre il proprio ombelico e non capire che la Terra è di tutti. Quindi abbasso Bolsonaro e viva il meticciato musicale di Hermeto Pascoal, polistrumentista jazz soprannominato ‘o bruxo’, lo stregone.

Risonanze

“Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.”

(Guida galattica per autostoppisti)

Leggo l’incipit del libro di Douglas Adams e un’interferenza spaziotemporale mi fa risuonare in testa quella razza umana che adora gli orologi e non conosce il tempo di ferrettiana memoria. Abbiate cura del vostro tempo.

Il gorgo nero

Originaria dello Iowa, la poco più che ventenne Patty Waters, registrò il suo disco di debutto per l’etichetta ESP-Disk grazie ai buoni uffici del sassofonista free-jazz Albert Ayler che ne intuì le doti ascoltandola in un club di New York.

Mentre la prima parte dell’album Patty Waters sings presenta brevi canzoni dolenti nel solco della tradizione jazzistica, la seconda facciata comprende un’unica lunga traccia in cui la voce si libera progressivamente facendosi grido, lamento, rantolo per poi perdersi nel gorgo nero del silenzio.

Quel vecchio trombone…

Ho scoperto Glenn Ferris a Prato, in una calda notte d’estate nella splendida cornice dell’ex fabbrica Campolmi . Trombonista jazz ormai prossimo al traguardo dei settant’anni ha un curriculum sterminato: ha suonato con jazzisti come Don Ellis, Steve Lacy, Billy Cobham, Archie Sheep, Paolo Fresu  ma anche per Frank Zappa, Stevie Wonder e i Duran Duran.

L’ultima uscita discografica che lo vede ancora in splendida forma con il suo Italian Quintet, composto da Mirco Mariottini, Giulio Stracciati, Franco Fabbrini e Paolo Corsi, si intitola Animal Love.

Un’altra fetta di torta

“And everybody wants another piece of the pie today,” she said / You gotta watch the ones who always keep their hands clean.

Avevo ascoltato The Big Heat di Stan Ridgway una ventina di anni fa consigliatomi da un caro amico spacciatore di cassettine: ero rimasto piuttosto interdetto. La vita e le orecchie cambiano e finisce che riascoltato per la prima volta dopo due decadi devo fare pubblica ammenda: Stan Ridgway, l’uomo cresciuto nel deserto della California, racconta bellissime storie e mescola musica sintetica con banjo, violini e violoncelli.

 

Il calore di cinque Soli

Tour de force degno del progressive più radicale – inevitabile l’accostamento con le produzioni del Rock In Opposition – Five Suns degli inglesi Guapo esce non a caso nel 2003 per la Cuneiform Records, etichetta impegnata da anni nella ristampa di tanti dischi tra i più avventurosi degli anni settanta.

All’epoca la line -up dei Guapo era formata da Daniel O’Sullivan (chitarra e tastiere), Matt Thompson (basso e chitarra), Dave Smith (batteria).

Sturm und Drang contro la matematica

Non pago della musica dei suoi Don Caballero il chitarrista Ian Williams varò gli ancora più radicali Storm&Stress. Band che deve la sua ragione sociale al movimento letterario tedesco dello Sturm und Drang e seguendone i principi si dissocia dalla precisione matematica del gruppo madre: tutto si frattura, si sbriciola, si confonde. Se ancora di matematica vogliamo parlare siamo in pieno calcolo combinatorio.

 

Era una gioia appiccare il fuoco

“A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine “intellettuale’ divenne la parolaccia che meritava di diventare.”

Quando, nel 1966, il grande regista francese traspone cinematograficamente Fahrenheit 451, romanzo distopico di Ray Bradbury, recluta, per la colonna sonora, il compositore americano Bernard Herrmann che ha appena sciolto il sodalizio con Alfred Hitchcock per il quale ha firmato otto colonne sonore tra cui quella di Psyco.

Herrmann contribuisce con il suo commento sonoro a ricreare le atmosfere inquietanti di un possibile futuro – futuro allora ma maledettamente vicino al nostro presente – dominato dai media e dove i pompieri bruciano i libri.

 

Una sedia non basta

Bertoia nasce Arieto, siamo nel Friuli nel mezzo della Grande Guerra, e diventa Harry negli Stati Uniti, dove la famiglia emigra in cerca di fortuna. E fortuna Harry ne farà moltissima con la sua diamond chair, una sedia in metallo ideata per la Knoll. Ma la diamond chair sarà anche la sua condanna a essere ricordato come designer prima ancora che come artista in continua esplorazione: scultore che predilige il metallo a un certo punto comincia a indagare le possibilità sonore delle sue opere registrando dal 1970 i Sonambients, una serie di undici LP che imprigionano il vento delle sue sound sculptures.

L’elettronica eterozigote

Fondatore con Pierre Schaeffer del Groupe de Recherches Musicales, Luc Ferrari teorizza, a partire dalla musica concreta quella che definirà musica anedottica: i rumori di ambiente e i suoni trovati si fanno racconto e dramma.

Primo esempio di questa musica anedottica è la composizione Hétérozygote, realizzata nei primi anni sessanta dopo l’apprendistato classico con Olivier Messiaen e Arthur Honegger e l’incontro, negli Stati Uniti, con Edgard Varèse che allora cominciava le sue esplorazioni elettroniche.