Il pomo della discordia

“Tanto io non ho speranza / io ho fede”
Un disco che  è unanimemente considerato come l’anello debole o addirittura debolissimo della discografia dei Massimo Volume. Nonché ultimo disco ufficiale prima dello scioglimento e il silenzio durato fino al 2008. A essere maligni si potrebbe scaricare la colpa su Manuel Agnelli, cantante degli Afterhours e all’epoca molto vicino al gruppo di Emidio Clementi: i due frontman, divenuti  amici,registreranno alcuni reading come Gli Agnelli Clementi e faranno anche un viaggio insieme in India. L’album del 2002 degli Afterhours, Quello che non c’è, ne sarà fortemente influenzato: Bye Bye Bombay, Varanasi baby e Ritorno a casa, con un recitato alla Massimo Volume, lo testimoniano in maniera evidente.
Club Privé, pubblicato nel ’99 e prodotto proprio da Agnelli, arriva dopo una formidabile terna di dischi (Stanze, Lungo i bordi, Da qui). La band cerca vie nuove, in un paio di brani Mimì prova a cantare, ma gli esiti sono altalenanti. Rimangono però perle accecanti: Pondicherry, Privé (impreziositi, questi due brani,  dalla voce di Cristina Donà), Seychelles ’81, Dopo che, Altri nomi.

Il trifide tra Masini e Merola

Il rivenditore di dischi mi guardò con grande perplessità quando gli chiesi il prezzo di quel vinile, trovato, bizzarrie dell’ordine alfabetico, dopo Marco Masini e prima di Mario Merola. Sulla copertina c’era la foto di un uomo in una vasca da bagno e l’LP non era prezzato. Il tipo mi chiese una cifra ridicola con l’aria sollevata di chi riesce a liberarsi finalmente di qualcosa di sgradevole.

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Il disco era Stanze, l’esordio dei Massimo Volume, uscito nel 1993 prima del fondamentale Lungo i bordi. Ma in questo disco c’è già tutto, le storie recitate di Emidio Clementi, la chitarra di Egle Sommacal, la batteria di Vittoria Burattini, l’amore per la letteratua, con la citazione di Bukowski (L’amore è un cane che viene dall’inferno), il cinema (dal John Ford di In nome di Dio, alla fantascienza de Il giorno dei trifidi fino al Tarzan di Weissmuller ), l’omaggio a Faust’O Rossi (Cinque strade).

Nel gorgo del trio

Conclusa la fulminante avventura dei Colossamite, band di stanza a Minneapolis, Minnesota con all’attivo tre uscite nel biennio 1997-98 su etichetta Skin Graft , tre quarti della band formano i Gorge Trio. L’esordio su disco avviene in quello stesso 1998 per l’italiana Freeland Records e si intitola Dead Chicken Fear No Knife, cinquanta minuti di ottimo math-rock strumentale.

Quattro grandi punti (esclamativi)

“Our airplane, flies high, and higher / Our airspace, looks right, it’s perfect, from up here / We touch down, we come down, completely, full of fear / They meet us, good people, they’re right here / Their island, their palace, makes us high, and higher / Catania, so full, soulful, gigantic”

Quattro album e due EP condensano la carriera dei June of ’44 da Louisville, Kentucky. Jeff Mueller proveniva dai Rodan, Doug Scharin dai Codeine e già questo basterebbe come (ottima) referenza. Il resto della band era formata da Sean Meadows e Fred Erskine. Alla matrice math-rock degli Slint aggiunsero maggior cromatismo sonoro e gusto per la melodia. Four great points uscito nel 1998 per la Quarterstick resta probabilmente la loro prova migliore ma ci sarebbe veramente l’imbarazzo della scelta.  Dopo un silenzio ultradecennale saranno tra pochi giorni in Italia, paese da loro amato (come testimoniato dalla loro Southeast of Boston su Anahata).

Apparecchi rotti e mezzi rotti

L’album Sinistri fu la terza uscita discografica degli Starfuckers di Manuel Giannini, Alessandro Bocci e Roberto Bertacchini dopo l’esordio di Metallic Diseases e il miniLP Brodo di cagne strategico. Il noise-rock delle prime uscite viene ulteriormente fratturato e decomposto, pulviscoli di elettronica e field recordings rendono la loro musica sempre più nebulosa e astratta ma ancora capace assestare pugni nello stomaco con un pezzo come Ordine pubblico.

I quattro Caballeros

Don Caballero, da Pittsburgh. Un batterista soprannominato Mr. Octopus, al secolo Damon Che Fitzgerald, e corde arroventate di basso e chitarre, in numero di due. Almeno tre dischi di livello eccelso come ‘For respect’ (1993), ‘2’ (1995) e ‘What burns bever returns’ (1998). Math-rock, se vi piacciono le etichette.

Chiedi alla ruggine

I Rodan ressero un solo album prima di disintegrarsi. Ma come in certe reazioni nucleari incontrollate l’energia liberata fu di portata terrificante: dai resti dei Rodan sono partite le avventure sonore di June of ’44, Shipping News, Rachel’s, Sonora Pine. Un math-rock, quello del quartetto di Louisville, Kentucky, nel solco degli Slint ma con tanta rabbia in corpo in più.

 

Terra d’ombra

La terra d’ombra (o d’Umbria) è un ossido idrato di ferro o manganese usato come pigmento. In inglese la terra d’ombra è denominata umber come il capolavoro dei seminali Bitch Magnet. Colore che ben si addice alla musica di un album che dalla iniziale Motor alla conclusiva Americruiser non conosce pause e traccia, siamo nel 1989, le strade per il rock a venire, che sia math-rock, post-hardcore o quant’altro volete.

Tutta la violenza della matematica

Successioni numeriche, progressioni aritmetiche e geometriche, c’è tutta la violenza della matematica nella musica dei californiani Drive Like Jehu. Due album per il quartetto di San Diego, l’omonimo del 1991 e ‘Yank Crime’ del 1994 che rinverdivano i fasti di band come Slint, Fugazi, Jesus Lizard. Un math-rock dove la precisione chirurgica delle esecuzioni non andava mai a scapito della visceralità della loro miscela sonora.