Triscaidecafobia

In genere gli ascensori non fermano al tredicesimo piano semplicemente perché non c’è un tredicesimo piano non c’è. Non porta bene il numero 13 così la numerazione passa direttamente dal dodicesimo al quattordicesimo.

Sta lì in mezzo, dove non si vuol mettere il naso la musica dei texani The 13th Floor Elevators, tra i primi alfieri della psichedelia, con il loro garage rock allucinato caratterizzato dal jug elettrificato di Tommy Hall, in pratica un bottiglione suonato a suon di pernacchie che marchierà a fuoco You’re Gonna Miss Me, primo grande successo della band, e dalla voce del  leggendario Roky Erickson, tra le prime vittime del LSD e il cui arresto e conseguente ricovero in  ospedale psichiatrico sancirà di fatto la fine del gruppo. 

Il soldato col pennarello rosso

Mayo Thompson ha vissuto due vite musicali: la prima negli anni sessanta, alla guida dei Red Crayola (poi Red Krayola a causa della denuncia della nota azienda produttrice dei famosi pennarelli). Gruppo leggendario che con le estreme free-form freakout del disco d’esordio The parable of arable land in cui suonavano un centinaio di amici del gruppo tra cui Roky Erickson dei 13th Floor Elevators, portarono alla ribalta la folle scena psichedelica texana.
La seconda sul finire degli anni settanta, quando Mayo, nel frattempo al lavoro come produttore per l’etichetta londinese Rough Trade, diventa chitarrista dei Pere Ubu cui,  se mai gliene fosse mancata a David Thomas e soci, dà un grande impulso creativo e rispolvera la storica sigla Red Crayola per l’ottimo Soldier Talk un disco dalle sonorità prettamente new wave dove sono proprio gli Ubu al completo a fargli da backing-band.

La carovana dell’anima (Ohr Records #7)

I Soul Caravan nacquero a Wiesbaden nel 1967 come sestetto equamente diviso in tedeschi e americani. Le iniziali inclinazioni soul del primo LP Get in High si persero a favore di influenze prima jazz e poi cosmiche. Dopo aver inciso l’album Electrip come Xhol Caravan approdarono all’etichetta Ohr. Ribattezzatosi Xhol registrarono nel 1970 un primo disco, Motherfuckers GMBH & Co. KG, rispedito al mittente dalla casa discografica e pubblicato solo due anni dopo con il gruppo oramai sciolto. Meglio andò con Hau-RUK, pubblicato nel 1971 e contenente due lunghe tracce registrate dal vivo l’anno prima a Gottinga con una formazione a quattro elementi senza la presenza di  chitarre.

Oltre il basso, l’altrove

Ho atteso con impazienza di mettere sul piatto del giradischi Alone, il nuovo lavoro di Gianni Maroccolo, storico bassista dei Litfiba e da appassionato di acronimi, di CCCP, C.S.I., P.G.R.. Tralascio il curriculum lunghissimo di musicista e produttore del Marok che, mandato in pensione lo storico basso Attilio, ha ripreso a  percorrere sentieri più elettronici e sperimentali. Alone è il primo episodio di quello che sarà il suo disco perpetuo che uscirà a cadenza semestrale per sempre. Questo primo disco, curatissimo nell’artwork, vede la presenza di una vecchia conoscenza del rock nostrano come Edda Rampoldi, voce dei Ritmo Tribale e Iosonouncane.

Il lungo flusso sonoro del disco, scherzosamente etichettato come krautmarok, omaggia tanto la  musica cosmica tedesca quanto il post-punk degli esordi di Gianni fino alle suggestioni etniche e world, ben esemplate dalle nenie indiane di Edda e che rimandano all’importante collaborazione di Marok con il compianto Claudio Rocchi.

La costola e la comune (Ohr Records #6)

Gli Amon Düül II nacquero da una divisione interna degli  Amon Düül , collettivo musicale nato in Baviera all’interno di una variopinta comune di artisti, hippies e sbandati. Nel 1970 la Ohr riuscì a metterli in uno studio di registrazione che frutteranno un LP Paradieswärts Düül e un singolo, Eternal Flow / Mechanical World. Il disco è composto di lunghe e allucinate jam psichedeliche prive di quella componente gotica marchio di fabbrica della più celebre costola degli Amon Düül II. Unico documento in studio della band che vanta altri quattro album frutto di registrazioni live precedenti all’approdo alla Ohr.

L’ultima canoa

Nonostante la presenza di Johnny Depp Dead Man è stato un grande flop commerciale, costato nove milioni di dollari per un incasso al botteghino  di poco superiore a uno. Ma la pellicola di  Jim Jarmusch è uno splendido western trasfigurato. Il personaggio principale, il timido William Blake, è coinvolto in una sparatoria nella inquietante città di Machine. Sospeso tra la vita e la morte, William viene curato dall’indiano Nessuno, che vede in lui  l’incarnazione dell’omonimo poeta inglese. La colonna sonora del film, girato in bianco e nero, è una lunga improvvisazione di Neil Young a base di feedback e riverberi tanto cari al musicista canadese, basti ricordare i trentacinque minuti di rumori assortiti di Arc, la traccia ottenuta facendo un collage dei concerti del tour di Weld.

Chi osa pensa rosa

Il batterista inglese John Charles Edward Alder meglio noto con lo pseudonimo di Twink ha 26 anni e alle spalle l’esperienza con i fantastici Tomorrow e i Pretty Things del fondamentale album S.F. Sorrow, quando nel 1970 esordisce come solista con l’ultrapsichedelico Think Pink. Alle registrazioni dell’album partecipano membri dei Deviants di Mick Farren, dei T.Rex, dei Pretty Things. Il disco, inutile dirlo, rimane uno dei grandi capolavori del rock britannico.

Ascolta gli alberi

I Trees sono stati una band inglese di folk-rock attivi tra il 1969 e il 1972 caratterizzata dalla limpida voce di Celia Humphris. Due album all’attivo, The Garden of Jane Delawney e On the Shore, entrambi pubblicati dalla CBS nel 1970. Nel secondo LP compare una bella versione della classica Geordie, già portata al successo da Joan Baez e, in Italia, da Fabrizio De André.

 

Il blu, l’oro e il magico giallo

Furono disseppelliti dal dimenticatoio, prima di tornarcene repentinamente, dalla Spittle Records, i nostrani Leanan Sidhe.  Nel sottobosco fecondissimo della Firenze degli anni ottanta, dove i più affermati Litfiba e Diaframma ripetevano più o meno scolasticamente la lezione del post-punk d’oltremanica, i Leanan Sidhe seppero affondare le mani nelle acque pù profonde della psichedelia come testimoniato dai due ottimi miniLP del biennio 86-87 Ash Grove Primroses e Our Early Childhood Skyes raccolti vent’anni dopo con un paio di inediti su CD col titolo di Blue and Gold (and Magic Yellow). A queste due prime prove seguì un’esistenza nascosta che portò alla realizzazione di  due lavori estremamente sperimentali come Plansequence del ’94 e di Calendario Arboreo Perpetuo del 2000 .

Cartoline dal vecchio West

I Quicksilver Messenger Service di John Cipollina vengono sempre annoverati come terzo gruppo della scena acid-rock di San Francisco. Certo a ragione: non possedevano la sensualità di una Grace Slick e la capacità di sfornare grandi canzoni dei Jefferson Airplane né tanto meno musicisti della caratura dei Grateful Dead (capaci di passare dalla più lisergica psichedelia all’avanguardia della musica concreta). Più fisici nelle loro jam infuocate i Quicksilver Messenger Service non sono stati capaci di grandi prove in studio ma hanno lasciato un meraviglioso live, Happy Trails uscito nel 1969, tratto da due serate ai mitici Fillmore e sublimato nella lunga cavalcata di Calvary.